Il territorio di Jalmicco era sul confine tra Repubblica di Venezia e Impero asburgico a partire dai primi anni del Millecinquecento (Trattato di Noyon, 1516). E, con alterne vicende, sarà paese di confine fino alla fine della Prima guerra mondiale.
Nei territori austriaci Jalmicco fece parte prima della Contea di Gorizia, poi della Contea di Gradisca (dal 1647 al 1717), poi di nuovo della Contea di Gorizia.
La parte meridionale del Friuli, quella che arrivava al mare, era una specie di pelle di leopardo per quanto riguardava l’appartenenza dei territori a Venezia o a Vienna: un paese in area veneta poteva appartenere all’Austria e viceversa, un paese in area austriaca poteva essere sotto il controllo di Venezia.
La carta che segue spiega in parte la situazione: le linee con il tratteggio celeste erano territori austriaci dentro la Repubblica di Venezia. Jalmicco, come Visco, Joannis, Aiello e altri paesi si trovava in una sacca austriaca che si incuneava in territorio veneziano e che arrivava a poche centinaia di metri dai bastioni di Palmanova (che sarà costruita lì proprio per tener sotto controllo una ampia porzione di territorio austriaco con i suoi cannoni).

Jalmicco si doveva trovare proprio sulla linea di confine e questo spiega perchè, in questo paese, ci saranno a lungo due preti che presteranno servizio: uno nominato prima dal Patriarca di Aquileia (fino l 1751) e poi dall’Arcivescovo di Udine, mentre un secondo prete sarà nominato dall’Arcivescovo di Gorizia. Sarà solo dopo il 1818, quando tutto il Friuli diventerà austriaco che a Jalmicco ci sarà un solo parroco nominato dall’Arcivescovo di Udine dato che una serie di località della bassa friulana saranno cedute dalla Diocesi di Gorizia a quella di Udine.

La seconda carta lascia intendere meglio questa situazione particolare nella quale si trovava Jalmicco
Dopo il 1866 – dopo la Terza guerra di indipendenza – gran parte del Friuli divenne territorio italiano. Ma Jalmicco rimase ancora sulla linea di confine tra Italia e Austria anche se questa volta il confine non passava attraverso il paese ma poco più a sud. Una ricerca che ha rilevato i cippi confinari nel basso Friuli tra Italia e Austria dopo il 1866 li ha individuati nel territorio di Jalmicco ma a sud del paese, come si può vedere nella pregevole ricostruzione che appare nella pagina in Internet della Pro loco di Jalmicco consultata nel dicembre 2024 (www.jalmicco.com/le-origini-storiche).
Questo “stare sul confine” che conseguenze poteva avere? Non c’erano fili spinati o muri che impedissero il passaggio da un paese all’altro. Ma le leggi civili e penali, il regime fiscale, l’organizzazione economica e produttiva erano diverse a seconda che si stesse di qua o di là. E poteva accadere di abitare in Austria e di avere i campi da lavorare nella Repubblica di Venezia o di essere nato “veneziano” e di avere la maggior parte dei parenti “austriaci”.
Si parlava la stessa lingua, si aveva la stessa fede religiosa ma in alcuni casi ci si rivolgeva al prete nominato da Aquileia, in altri casi a quello nominato da Gorizia. Come si svolgesse nella realtà la vita per coloro che erano presenti in questi territori non è facile da descrivere, soprattutto per il periodo che qui ci interessa, cioè i secoli durante i quali i Virgolini abitano a Jalmicco prima del loro trasferimento a Sevegliano.
Per chi vuole approfondire:
Luigi Tavano, La Diocesi di Gorizia. 1750-1947, Mariano del Friuli, Edizioni della laguna, 2008; L’Arcidiocesi di Gorizia. Dall’istituzione alla fine dell’Impero Asburgico (1751-1918), Gorizia, Istituto di storia sociale e religiosa, 2002; Tiziano Tessitori, Storia del Movimento cattolico in Friuli. 1858-1917, Udine, Del Bianco Editore, 1964.
