I Virgolini a Jalmicco con ogni probabilità erano contadini, cioè lavoravano la terra per conto d’altri: potevano essere coloni o affittuari o “sottani” cioè lavoranti a giornata.
In un’altra pagina di questo sito abbiamo letto che nel 1683 Giacomo e Giuseppe Virgolini, figli di Giovanni, avevano venduto un pezzo di terra “arativa” posto nel territorio di Nogaredo in località “la braida in via di Jalmicho”, per un totale di due campi, al signor Marco Delli Nepoti al prezzo di ducati 90, lire 5 e soldi 4 (Archivio di Stato di Gorizia, Notaio Leoncini Carlo, busta 9, fascicolo 106, carta 138). E si faceva l’ipotesi che poi si fossero messi probabilmente al servizio del compratore di quei terreni come affittuari o come coloni o come “sottani”.
La “braida” è un campo aperto, di solito destinato al pascolo proprio perché non recintato. I campi venduti dai Virgolini probabilmente erano i campi normali che misuravano 840 tavole cioè circa m2 3500 (mentre il campo grande, di 1240 tavole misurava poco più di 5200 m2) .
Nella seconda metà del Settecento, in una delle versioni del Catasto teresiano (dal nome dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria che l’aveva voluto) che è conservato all’Archivio di Stato di Gorizia compare il nome di Virgolini Michele come proprietario di campi sia a Jalmicco che a Nogaredo ed è tassato per una somma molto bassa (somma che corrisponde a circa un ventesimo della tassa che è pagata dal maggiore dei proprietari terrieri che è Vincenzo Agricola). Tra gli altri grandi proprietari allora figuravano i Gorizzutti e il Convento dei Domenicani di Cividale (Archivio di Stato di Gorizia, Catasto giuseppino, 1785-1790teresiano. Ristretti di Gradisca. Registri 133-136).
Non sappiamo niente di questo Michele mentre abbiamo la registrazione dell’atto di morte nel 1814 di un Michele Virgolini, di anni 60, vedovo di Maria Paviotto di Jalmicco e figlio di Valentino e di Maddalena Macor, che è qualificato come “mendicante”.
Un documento sicuro sono i dati del Catasto del 1832 che fotografa a quella data la distribuzione delle proprietà di case e di terreni nel territorio di Jalmicco. (Archivio di Stato di Udine, Catasto detto austriaco. Ialmicco 1857, in “Sommarioni”, IX).
Il catasto in questione era una delle ultime revisioni del “Catasto teresiano” della metà del Settecento che l’imperatrice Maria Teresa aveva voluto esteso anche ai possedimenti lombardi e che, dopo la conquista del Veneto e del Friuli con la caduta di Napoleone, era stato applicato anche a quei territori. Il documento qui utilizzato porta la data “Milano, li 17 decembre 1832” e va collegato alla pianta catastale di Jalmicco che porta la data delle revisioni effettuate nel 1833 e 1841 che viene presentata in questa pagina (il Catasto nella provincia di Udine entrerà in vigore nel 1851).

Pianta catastale di Jalmicco
Chi avesse occhi buoni o gli strumenti adatti potrebbe leggere per ogni pezzo di terreno il numero che lo identifica e ritrovare così il nome del proprietario nei fogli catastali ai quali si fa riferimento. (e dei quali si presenta un esempio).
Questi fogli catastali, per ogni particella di terreno e per ogni fabbricato, indicano il nome del proprietario, la qualità del terreno e la destinazione del terreno o del fabbricato, l’ampiezza del terreno che è misurato in “pertiche censuarie”. I terreni sono identificati in due modi: dal luogo dove si trovano e dalla loro destinazione produttiva.
I luoghi indicati sono i seguenti: “Braidutis”, “Persiche”, “Al viale”, “Armentarezza”, “Via di Ernaldo”, “Saragini”, “Jalmico”, “Ai campi”, “Via di S. Vito”, “Gleris”, “Al prato”, “Via di Jalmico”, “Ai pradazzi”, “Ai prati”, “Comunali”.
La qualità dei terreni era distinta in: “Aratorio-vitato”, “Prato”, “Zerbo”, “Pascolo”, “Orto”.
Gli edifici erano invece distinti a seconda che fosse la “Casa da massaro”, “Casa di propria abitazione”, “Casa d’affitto”, “Casa da gastaldo”.
La pertica censuaria era un terreno corrispondente a circa m2 600 ma era anche un modo per valutare il valore di una proprietà fondiaria o immobiliare.
I nomi più frequenti segnati nel Catasto del 1832 sono i seguenti:
- Gorizzutti Girolamo quondam Giuseppe;
- Urbanis Domenico di Giuseppe;
- Agricola Vincenzo di Giulio;
- Fabbrica della chiesa di S. Maria Maddalena di Jalmicco;
- Petrei Girolamo quondam Pietro;
- De Nipoti Antonio quondam Marco;
- Comune di Jalmicco.
Tutte le proprietà che sono tassate per più di 10 “pertiche censuarie: appartengono a questi soggetti (cioè si può calcolare tra l’80 e il 90% dell’intero territorio del paese).
Una sola volta compare il cognome “Virgolini”: è “Virgolini Steffano quondam Giuseppe” che ha un terreno “Aratorio e vitato” per 9,64 o 11,64 “pertiche censuarie” sulla “Via di Jalmicco”.
I Minigutti compaiono come affittuari e proprietari di abitazioni: Minigutti Giacomo quondam Francesco ha una “casa di affitto”; Minigutti Domenico quondam Giacomo ha una “Casa d’affitto a piano terreno”; Minigutti Antonio quondam Giacomo ha una “casa di propria abitazione con primo piano superiore”; infine Minigutti Giacomo quondam Francesco con De Nipoti Antonio quondam Marco gestiscono una “Corte promiscua”. Il valore di queste case in “pertiche censuarie” è inferiore a 1 e questo fa pensare ad abitazioni modeste (vi sono case con valore superiore a 2).

Foglio del catasto con il nome di Stefano Virgolini al n. 1234
La “fabbrica della chiesa di S. Maria Maddalena” è la parrocchia di Jalmicco; il “Comune” è il comune di Jalmicco. Mentre la chiesa parrocchiale certamente dava i suoi terreni in affitto o con altro tipo di contratto agli abitanti di Jalmicco è probabile che i terreni del Comune fossero tenuti a disposizione del pascolo dei cittadini.
I privati invece certamente davano i loro terreni con contratto di colonia o di affitto o li facevano lavorare a giornata, a seconda della convenienza dell’epoca.
I Gorizutti (o Gorizzutti) erano una famiglia nobile di Gorizia e di Trieste. Avevano il titolo di baroni e un Giacomo Ferdinando de Gorizutti fu vescovo di Trieste dal 1672 al 1692. (Hierarchia Catholica Medii et Recentioris aevii…, Vol. .., Padova, … Nel XVII secolo avevano la giurisdizione su Jalmicco (C. Czoernig, Il territorio di Gorizia e Gradisca, Gorizia 1987, p. 718) e alcuni Gorizutti furono rettori della chiesa di Jalmicco. Un Giovanni Antonio Gorizutti di Jalmicco era pievano di Visco (1741-1772) e per i suoi meriti Visco divenne sede di Vicariato foraneo dopo la creazione dalla diocesi di Gorizia alla quale Visco apparteneva. (F. Tassin, Sul confine dell’Impero, Tavagnacco 2003, p. 10). Dopo la sua morte gli successe il nipote Gaspare Antonio che fu pievano fino al 1807 (Ivi, p. 12).
I De Nipoti sono presenti in atti notarili del XVII secolo e di quelli successivi che riguardano Jalmicco ma anche a Clauiano e nelle località vicine hanno proprietà.
Gli Agricola erano una famiglia udinese già presente nel capoluogo nel 1460. Prima mercanti, poi molti di loro furono avvocati e notai. Nel 1645 furono aggregati alla nobiltà udinese con Lucrezio (nato nel 1616) che fu più volte deputato della Comunità. Nel corso dell’età moderna la famiglia consolidò le proprietà fondiarie e la sua posizione sociale attraverso l’acquisizione e la gestione di beni immobili, nonché mediante alleanze matrimoniali con altre famiglie del notabilato friulano. A tale fase di stabilizzazione patrimoniale si collega la costruzione di Villa Agricola di Risano, edificata tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo per volontà dei discendenti di Gaspare Agricola, destinata a divenire il principale centro rappresentativo del casato. La loro nobiltà fu confermata nel corso dell’Ottocento e ancora all’inizio del Novecento.
[V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vol. I, Bologna, A. Forni Editore, 1981; https://it.wikipedia.org/wiki/Agricola_(famiglia)]
Si è detto che c’è un solo Virgolini che compare nell’elenco dei proprietari: è Stefano Virgolini del quondam Giuseppe che è proprietario di un terreno “aratorio – vitato” piuttosto piccolo ed è tassato per poche “pertiche censuarie”, cioè una somma modesta che doveva corrispondere a un piccolo terreno.
Ma chi era questo Stefano? Il Catasto lo dice figlio di un Giuseppe che nel frattempo è morto.
Sinora avevamo incontrato due Giuseppe Virgolini: quello che è di Palmada e ha sposato una Lucia prima del 1726 ed ha avuto come figli Giacomo, Giorgio, Valentina e Giovanbattista; quest’ultimo è nato nel 1739 ed è possibile che, successivamente siano nati altri figli tra i quali uno Stefano. Il Catasto è successivo al 1830: a quella data questo eventuale Stefano fratello di Giovanbattista avrebbe avuto 90 anni. E’ improbabile che sia lui.
Un secondo Giuseppe è quello che ha per figlio Antonio che aveva sposato nel 1766 Antonia Macor di Sottoselva. Se il nostro Stefano fosse il figlio di questo secondo Giuseppe, quindi fratello (più giovane) di Antonio, al momento del Catasto potrebbe aver avuto comunque più di ottanta anni (che è un’età abbastanza eccezionale per quel tempo). E quindi escluderei anche questa linea di discendenza.
C’è uno Stefano che troviamo spesso come testimone di registrazioni dell’Anagrafe napoleonica tra il 1809 e il 1814 (e del quale non conosciamo la paternità) e che dichiara di avere in quel periodo più di quaranta anni, di essere marito di Anna Gallina e che denuncia nel 1811 la nascita del figlio Giuseppe (Stato civile napoleonico, Registro delle nascite della Comune di Clauiano e Jalmicco. Per l’anno 1811).
C’è un altro Stefano Virgolini a Jalmicco che dovrebbe essere nato intorno al 1788-1790 e che sposerà Orsola Ceccotti nel 1807 e che dichiarerà di essere il padre di Giacomo (nel 1809), di Anna Maria (nel 1813) e di Gianbattista (nel 1813) questi ultimi due che muoiono quasi subito (Stato civile napoleonico, Registro delle nascite della Comune di Clauiano e Jalmicco. Per l’anno 1809; Per l’anno 1812. Stato civile napoleonico. Registro morti. Anno 1813. Comuni di Clauiano e Jalmicco).
Quello citato nel Catasto potrebbe essere uno di questi due ultimi Stefano Virgolini tra i quali non abbiamo elementi per scegliere.
Ma lasciamo da parte per un attimo quello Stefano Virgolini citato dal Catasto e proviamo ad immaginare la vita che dovevano condurre quei Virgolini che avranno il ruolo di capostipiti dei “nostri” Virgolini (cioè Pietro e Domenica Minigutti) attraverso la riflessione su quali erano le condizioni nelle quali vivevano i coloni (nell’ipotesi appunto che i nostri Virgolini fossero coloni di qualcuno) e tentiamo di scoprire qualcosa di più di questa famiglia.
I patti di colonìa in quell’epoca prevedevano che il colono dovesse pagare al padrone una quota fissa (in frumento) mentre in denaro si pagava l’uso della casa e dei pascoli e infine si cedeva al padrone la metà (o anche più) della produzione di vino e dei bozzoli. Il fatto che la quota fissa fosse in frumento (che era il bene più facilmente commerciabile dal proprietario) costringeva il colono a seminare ogni anno una parte considerevole dei terreni a frumento per poter pagare la quota al padrone e per far fronte alle altre incombenze (come il quartese alla parrocchia e le tasse comunali e statali) e quindi il terreno – senza alternanza e riposo – si andava progressivamente impoverendo e la produzione calava anno dopo anno. Quando poi arrivavano annate di bassa produzione era la fame e la miseria. Nel corso del Settecento poi nei territori austriaci vi fu una sensibile riduzione dei terreni di proprietà comunale (che consentivano il pascolo degli animali a condizioni vantaggiose) e questo peggiorò le condizioni di vita sia dei coloni che degli affittuari che dovevano rinunciare o ridurre il reddito che poteva derivare dall’allevare animali allo stato brado.
Per quanto riguarda la famiglia di Pietro Virgolini (e di Domenica Minigutti) abbiamo visto che anche lui risulta presente alla registrazione di atti dell’anagrafe nel periodo napoleonico a Jalmicco tra il 1808 e il 1815. Nel 1808 muore un loro figlio, Giovanni Battista, quando ha 3 anni; alla registrazione sono presenti come testimoni Giovanni Battista Contin e Giuseppe Minigutti (Stato civile napoleonico, Registro delle morti della Comune di Jalmicco. Per l’anno 1808). Il 22.10.1808 nasce la figlia Teresa (Stato civile napoleonico, Registro delle nascite della Comune di Jalmico. Per l’anno 1808). Il 28.2.1811 nasce Gian Battista che ripete il nome del fratello morto (Stato civile napoleonico, Registro delle nascite della Comune di Clauiano e Jalmico. Per l’anno 1811). L’1.8.1812 nasce quell’Antonio che poi seguiremo nel dettaglio con tutti i suoi discendenti (Stato civile napoleonico, Registro delle nascite della Comune di Clauiano e Jalmico. Per l’anno 1812). Il 28.3.1815 nasce Giulio (Stato civile napoleonico, Registro nascite. Anno 1815. Comune di Claujano e Jalmico). Dopo questa data cessano i registri napoleonici; ma dai registri dello stato civile di Sevegliano sappiamo che sono nati poi Domenico nel 1818, Pietro nel 1823 e Anna nel 1825
Troviamo ancora testimonianze su Pietro in altro tipo di registri: nel 1819 è presente in un atto del notaio Potelli registrato a Palmanova; lo stesso accade in un altro atto dello stesso notaio redatto sempre a Palmanova nel 1824.
Poi perdiamo le notizie. Quando Antonio ha il primo figlio e lo chiama Pietro è probabile che suo padre sia già morto. In quegli anni poi si sposta a Sevegliano (tra il 1843 e il 1847) ed è lui che risulta il capofamiglia a conferma che Pietro è già morto.
