Prima del 1799

Jalmicco e la sua storia antica

L’incendio del 17 aprile 1848 voluto e promosso dalle truppe austriache che stavano assediando Palmanova ha distrutto non solo gran parte di Jalmicco ma anche tutte le carte antiche della parrocchia e della comunità che contenevano notizie sulla storia del paese, almeno degli ultimi secoli.
Quello che sappiamo della sua storia più antica risale al XIII e XIV secolo quando ci sono riferimenti ad atti compiuti da persone che si dicono originarie di Jalmicco.

In un documento del 1451 si parla di una confraternita presente presso l’altare di San Leonardo della chiesa parrocchiale alla quale era stato donato un campo con l’obbligo di celebrare messe in memoria del donatore; nel 1495 in un altro documento si stabilisce che il parroco-vicario di Trivignano – da cui Jalmicco allora dipendeva – sarebbe venuto in paese celebrare la messa per il popolo la terza domenica di ogni mese. In un documento del 1566 intitolato De luochi del Contado di Goritia, conservato presso l’Archivio del Capitolo del Duomo di Udine, si viene a sapere che a Jalmicco la popolazione è composta da “Huomini n. 42, Donne n. 60, Putti [cioè maschi giovani] n. 65, Putte [cioè femmine giovani] n. 120” (questo ultimo dato però è probabile che sia sbagliato).

Nel 1569 poi avviene un fatto importante: un prelato della Curia romana di origini friulane, Bartolomeo da Porcia, è inviato dal papa (che allora era Pio V) con il titolo di Visitatore apostolico a verificare lo stato della chiesa nel territorio del Patriarcato di Aquileia. Il Concilio di Trento da poco concluso aveva decretato che tutti i vescovi dovessero visitare periodicamente le parrocchie e gli altri enti ecclesiastici: quando i vescovi tardavano a fare il loro dovere il papa mandava appunto un Visitatore apostolico che li sostituiva. Il Porcia aveva fatto i suoi studi tra Padova e Bologna e poi era entrato nella Curia romana acquistando in breve grande considerazione presso san Carlo Borromeo e il papa Pio IV. Dopo la Visita apostolica entrerà nella carriera diplomatica della Santa Sede svolgendo importanti incarichi in Germania e poi a Vienna. Morirà ancor giovane nel 1578 a Praga.

Bartolomeo da Porcia aveva cominciato la Visita apostolica nel gennaio 1570 da quei paesi del Friuli che dipendevano dalla Repubblica di Venezia. L’11 febbraio era arrivato ad Aquileia ed aveva avviato la visita ai paesi che erano sotto la giurisdizione degli Asburgo partendo da Fiumicello. Il 31 marzo era stato a Visco, il giorno dopo, 1° aprile 1570, nel mattino a Joannis e nel pomeriggio arriva a Jalmicco. Nella mezza giornata che passa in paese descrive minuziosamente la chiesa che è intitolata a Santa Maria Maddalena, i suoi altari, i suoi arredi, le confraternite presenti, i beni della chiesa e delle confraternite, i nomi degli ecclesiastici che sono a Jalmicco, la vita del paese.
Nella chiesa ci sono due altari: uno dedicato a San Leonardo, l’altro a San Nicola da Tolentino, che sono retti dalle due confraternite che hanno lo stesso nome.
I titolari della chiesa sono due: il pievano di Trivignano (che allora era don Luca Bisanzio) e don Andrea De Nardis che è vicario-parroco di San Lorenzo di Sottoselva. Da tempo immemorabile Jalmicco era attraversato da un fosso (“rivolo brentano”) e la parte del paese dov’era la chiesa di S. Maria Maddalena era sotto la giurisdizione del pievano di Trivignano, l’altra parte era sotto la giurisdizione di un altro sacerdote che era spesso nominato dal parroco di Palmada.
Questa situazione era giudicata negativamente dagli abitanti di Jalmicco perché i preti che dovevano aver cura di loro, celebrare i battesimi, i funerali, le messe la domenica dovevano venire da lontano e spesso erano assenti. Per questa ragione chiesero più volte alle autorità civili e religiose di Gorizia di provvedere a dare soluzione al problema: questo avvenne solo dopo il 1782 quando per intervento dell’autorità di Giuseppe II fu nominato dalla Diocesi di Gorizia un unico cappellano per tutto il paese che stava stabilmente sul luogo. L’erezione di quella chiesa in parrocchia avvenne solo nel 1845, a pochi anni dall’incendio del paese.
Il Porcia, nel 1570, aveva trovato la chiesa in buone condizioni; “La chiesa ha una egregia copertura, le pareti sono in buono stato, il pavimento è livellato, sopra la chiesa ci sono due campane ed il cimitero è circondato dal muro”: così scrive nella sua relazione. Quella chiesa visitata dal Porcia era stata profondamente modificata nella prima metà del XVIII secolo: fu ampliata e orientata diversamente e forse fu consacrata nuovamente nel 1725.
Durante la Visita apostolica del Porcia il prelato incontrò diversi rappresentanti del paese: i sacerdoti Andrea Furioso (che era originario di Jalmicco) e Andrea De Nardis, il sagrestano-amministratore della chiesa Matteo Caroli, e poi Gaspar di Canus, Giacomo Dragulin, Giovanni Caroli e Giuseppe Tricardo a nome della Comunità.
Le due confraternite erano intitolate una a San Leonardo e contava circa 100 confratelli e possedeva sei campi coltivati dagli stessi confratelli: l’altra a San Nicola da Tolentino con quaranta confratelli ed era proprietaria di tre campi. [Il numero dei confratelli delle due confraternite è in forte contrasto con il numero degli abitanti di Jalmicco che era stato dichiarato nel documento citato in precedenza.]
Nella tradizione del paese ci sono due pellegrinaggi che vengono rinnovati ogni anno: uno alla chiesa di Santa Maria del Monte (l’attuale Castelmonte) nei giorni dei santi Filippo e Giacomo (3 maggio) e un pellegrinaggio ad Aquileia nel giorno di sant’Ermacora (il 12 luglio).
Le risposte che i sacerdoti e i cittadini danno al Visitatore sulla situazione in paese sono fin troppo rassicuranti sia per quanto riguarda i doveri degli ecclesiastici sia per ciò che si riferisce alla vita morale dei paesani.

Nel 1593 quando un nuovo Visitatore apostolico compie lo stesso giro del Patriarcato d’Aquileia – è Francesco Barbaro allora Vicario generale del Patriarca Giovanni Grimani e poi suo successore nel titolo patriarcale – i giudizi degli abitanti di Jalmicco sulla situazione in paese sono molto diversi. Essi protestano perché i parroci di Trivignano e di Palmada che dovrebbero occuparsi di Jalmicco si recano molto raramente in paese sia per le messe che per l’amministrazione dei sacramenti e per questo molti neonati rischiano di morire senza essere stati battezzati, gli ammalati non ricevono l’estrema unzione, i paesani non possono confessarsi e comunicarsi nemmeno nel tempo pasquale come prescritto. I due parroci pretendono di essere pagati, oltre il quartese (cioè la quarantesima parte della produzione di cereali e di vino), anche in occasione dell’amministrazione dei sacramenti e della celebrazione delle messe.
Ma anche dopo questi lamenti le cose non cambiarono se nel 1598 gli abitanti di Jalmicco si rivolgono all’Arcidiacono di Gorizia accusando il parroco di Trivignano di non prestare alcuna assistenza spirituale agli abitanti del paese.
Finita la visita a Jalmicco il 2 aprile 1570 il Visitatore Benedetto Porcia sarà ad Aiello per fare la stessa indagine e completerà la visita ai paesi della parte austriaca a Cormons il 3 giugno 1570.
[Notizie tratte da Enza Chiara Lai, Una pagina della storia di Jalmicco. La Visita apostolica di Bartolomeo da Porcia nel 1570, Pasian di Prato 2007, pp. 45-63]

Per i due secoli successivi abbiamo solamente degli squarci sulla storia di Jalmicco e sono legati agli ecclesiastici. A cavallo tra Cinquecento e Seicento vi nasce Giovanni Gorizutti che è stato prima curato della chiesa di Jalmicco e poi è stato vescovo della diocesi di Trieste dal 1631 al 1646. Nel corso del Seicento i Gorizutti sono la prima famiglia del paese e hanno incarico da Vienna di amministrare la giustizia a Jalmicco. Nel Settecento Giovanni Ottavio Gorizutti sarà pievano di Visco poi diventerà Vicario foraneo della zona su nomina del vescovo di Gorizia; alla sua morte sarà pievano di Visco il nipote Gaspare Antonio che governerà quella parrocchia fino al 1807.
Dal 1495 al 1783 la chiesa di Jalmicco fu sotto la giurisdizione del parroco di Trivignano anche se il parroco di Palmada vi svolgeva alcune funzioni. Dopo il 1783 quella chiesa dipese dalla diocesi di Gorizia che vi nominava un cappellano. Questo fino al 1818 quando ritornò sotto la giurisdizione di Trivignano (e quindi della diocesi di Udine) perché da Vienna si decisero nuovi confini tra la diocesi di Gorizia e quella di Udine che portarono Jalmicco nuovamente a dipendere da Trivignano.

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