Gli anni della Seconda guerra mondiale hanno visto un numero molto elevato di Virgolini figli di Antonio e di Virgolini figli di Luigi e di mariti delle Virgolini dell’uno e dell’altro ramo coinvolti in qualche maniera nella ferma militare: hanno prestato servizio nell’esercito italiano, magari hanno subito ferite o in qualche caso hanno fatto anni di prigionia o sono stati deportati in Germania o sono stati attivi nella guerra partigiana.
Se l’esperienza di mio padre è valida anche per altri casi, la regola è stata non parlare o parlare il meno possibile della guerra e di quello che è accaduto in quegli anni.
Quindi quello che viene consegnato alla memoria è molto poco perché molto poco è stato detto.
Forse l’eccezione più importante sono state le lettere di don Raffaele Virgolini, Cappellano militare e prigioniero in Africa per diversi anni, lettere scritte alle sorelle e alla madre ma ora andate disperse, più probabilmente distrutte.
Le pagine che seguono sono una raccolta di notizie che riguardano quelle persone che sono state sotto le armi in quegli anni e che dovrebbero essere:
Egidio Martin, Pietro, Giulio, Ernesto, Alessandro e Antonio Colussi nella famiglia di Antonio Virgolini;
Raffaele, Enos Moreale, Romano Pers, Giuseppe Di Bert, Francesco Sandra, Bruno Osbat, Luigi Buttò, Mario Virgolini, Luigi Borella nella famiglia di Luigi Virgolini.
E’ possibile che alcuni di costoro siano stati esentati fin dall’inizio dal servizio militare in ragione dell’età o per altre ragioni.
Un documento che può essere utile per avere alcuni riferimenti è il cosiddetto “Foglio matricolare” che viene compilato nel momento in cui si fa la visita di leva e che poi viene integrato con i dati del servizio militare e i dati della composizione del nucleo familiare. Viene chiuso nel momento del congedo definitivo o al momento dell’andata in pensione per coloro che hanno fatto la carriera militare.
Può essere richiesto all’Archivio di Stato competente per territorio (per la provincia di Udine i “Fogli matricolari” sono raccolti nell’Archivio di Stato di Udine) e, in alcuni casi, può essere richiesto anche via e-mail e la copia del documento viene inviata direttamente a casa.
In questi “Fogli matricolari” sono segnati i reparti nei quali si è prestato servizio, con quale grado e con quali mansioni; e sono indicati i periodi durante i quali si è stati presenti “in territorio in stato di guerra”, anche se non vi sono indicazioni dei luoghi dove ha combattuto.
Nel caso del “Foglio matricolare” di mio padre, Bruno Osbat, marito di Fede Virgolini, risulta che:
- Era in servizio nel reggimento “Cavalleggeri Alessandria” con il grado di Sergente maggiore quando il 1° settembre 1939 è stato mobilitato.
- È stato nuovamente mobilitato l’11 giugno 1940.
- Dal 6 aprile 1941 è “in territorio dichiarato in stato di guerra” (di fatto nei Balcani, prima in Slovenia e poi tra la Croazia e la Serbia).
- Poi c’è scritto: “Sottrattosi, dopo l’8 settembre 1943, alla cattura in territorio metropolitano occupato per ricongiungersi ad un comando italiano”.
- Poi si prosegue con la frase che in seguito è stata cancellata;: “Richiamato alle armi dalle autorità della pseudo repubblica [la Repubblica di Salò] ed assegnato alla 129 Comp. di Guardia in Castions di Strada” alla data del 18 marzo 1944.
- E prosegue: “Internato in Germania” alla data del 2 agosto 1944.
- E poi: “Rientrato dall’internamento” alla data del 7 luglio 1945.
- Infine: “Presentatosi al Distretto militare di Udine” in data 20 settembre 1945 e “A disposizione del Distretto militare di Udine”.
Il “Foglio matricolare” prosegue poi con le informazioni relative alla prosecuzione del servizio militare, segnando minuziosamente gli avanzamenti di carriera e le variazioni collegate dello stipendio. Della guerra e del periodo di lavoro durante l’internamento in Germania non si dice nulla di più.
Di quel periodo io conservo una cartolina che mio padre mi ha indirizzato per le feste di Natale del 1941 (io avevo tre mesi) nella quale mi mandava gli auguri.
Mio padre è andato in pensione dall’esercito nel novembre del 1976.
Con me non ha mai parlato degli anni della guerra e dell’anno passato come internato in Germania. Poco prima di morire, parlando con mio fratello Franco, ha detto di aver partecipato (o di avere assistito) a fucilazione di civili mentre era in Jugoslavia. E sul comportamento delle truppe italiane di occupazione in Jugoslavia si sa che hanno compiuto fucilazioni non solo di soldati e partigiani titini ma anche di civili, come rappresaglie per uccisioni di soldati italiani, alla stessa maniera dei tedeschi (forse non con la stessa ferocia) in Italia negli anni 1943-1945.
Nel “Foglio matricolare” di Raffaele Virgolini, che ho chiesto e ottenuto dall’Archivio di Stato di Udine, non c’è scritto niente.
Si riportano solo i suoi dati anagrafici e che quando ha fatto la visita di leva era “Studente” (era in Seminario) e che era tra i “Non assegnati” in base ad una disposizione di legge che allora esentava i seminaristi dal servizio militare.
E’ possibile che qualche dato sul suo servizio militare possa esser estratto dall’Archivio dell’Ordinario militare (che ha giurisdizione sui cappellani militari delle forze armate) e forse dall’Archivio del Ministero della guerra, tra quelli che sono stati prigionieri di guerra dato che lui è stato prigioniero degli inglesi in Africa dal 1941 al 1946.
Don Raffaele era stato ordinato nel 1926; era stato nominato subito dopo Cappellano nella parrocchia di S. Canciano a Risano. Nel 1936 è Cappellano a Laurana, in diocesi di Fiume. Nel 1939 è nell’elenco dei Cappellani militari e si dice che è presente in “Africa orientale italiana”. Nel 1941 e nel 1944 lo “Stato personale del clero dell’Arcidiocesi di Udine” dicono solamente che è Cappellano militare.
In realtà, a quella data, don Raffaele è già prigioniero di guerra degli inglesi e sarà trasferito in Sud Africa, nel campo di prigionia di Zonderwater come ha scritto Ermanno Scrazzolo in un articolo che è stato pubblicato sulla rivista “La Panarie” n° 135, del dicembre 2002 con il titolo I prigionieri di guerra friulani nel Campo di Zonderwater in Sudafrica, pp. .
Scrazzolo racconta in questo articolo che don Raffaele, mentre stava in questo campo di prigionia (dove erano raccolti circa 70.000 prigionieri, quasi esclusivamente italiani e tra questi ben 23 Cappellani militari) aveva tenuto un diario che è andato perduto e una rubrica nella quale aveva segnato nome e cognome e luogo di residenza di un gran numero di friulani che erano presenti in quel campo. Egli ne aveva segnati ben 476. Questa rubrica, per quali vie non si sa, era finita nelle mani di Ugo Venturini di Strassoldo che l’aveva poi fatta avere (o solo consultare) a Scrazzolo che vi aveva costruito sopra quell’articolo citato. L’articolo riporta alcune pagine della rubrica così come sono nell’originale e poi trascrive, ordinandoli per località di residenza, tutti i nomi registrati da don Raffaele.
Nell’articolo sono inserite anche due fotografie che riguardano don Raffaele: la prima è della squadra di calcio che aveva don Raffaele come Presidente. La seconda è di un gruppo di Cappellani militari che sono passati attraverso il Campo di prigionia di Zonderwater.
Don Raffaele, ritornato dalla prigionia, continuerà a fare il Cappellano militare fino alla pensione e morirà a Sevegliano l’11 agosto 1970.

Zondcnvatcr Febbraio 1945 – Blocco I. La squadra di calcio della LIBERTAS con Don Virgolini

