Alla notizia che gli austro-tedeschi avevano raggiunto Udine il 27 ottobre 2017 (nella loro avanzata che era iniziata il 24 ottobre 1917 a Caporetto) e che le armate italiane si stavano ritirando verso il Tagliamento, molti tra i civili furono presi dalla paura. I Virgolini di Sevegliano forse temettero che ci potesse essere qualche battaglia tra le truppe che avanzavano e i reparti dell’esercito italiano nei dintorni di Palmanova (che era un concentrato di truppe italiane) e pensarono di spostarsi più ad ovest, sperando in posti più tranquilli. Si diressero verso Bicinicco (paese di origine della mamma Maria e della zia Caterina) e poi verso Mortegliano (dove viveva la zia Celeste – che aveva sposato Sante Beltrame- con i loro cinque figli). E arrivarono a Mortegliano proprio alla vigilia dello scontro che avvenne il 30 ottobre – unico vero scontro tra esercito italiano in ritirata e esercito austro-tedesco che avanzava – avvenuto tra Udine e il Tagliamento in quel finire d’ottobre 1917. Questa battaglia si è svolta tra Mortegliano-Pozzuolo del Friuli e Basiliano proprio nella giornata del 30 ottobre 1917.
[Tratto da La Grande guerra vista, vissuta e raccontata da Maria Pia Virgolini, vedova Sandra (1909-2002). Il racconto è stato scritto da Maria Pia nel 1990 e nel 2015 è stato reso pubblico grazie al lavoro del figlio Alessandro, del nipote Mario Buttò e la consulenza di Silvano Bertossi]
“1) 1917 : 28/29/30 Ottobre – il maestro Schiff e la ritirata a Mortegliano dopo Caporetto
Il nostro maestro si chiamava Schiff ed amava tanto la sua patria più di ogni altro uomo, però ci raccontava che i tedeschi ci avrebbero tagliate le mani a noi bambini ma non fu così, intanto si avvicinava il giorno fatidico, tutti eravamo spaventati, il nemico fra giorni ci avrebbero fatti prigionieri noi in famiglia sapevamo il giorno preciso che sarebbero arrivati a Sevegliano. Un carabiniere in servizio sul campanile del paese, fidanzato duna cugina, ci avvertì che i tedeschi avevano rotto i fronti e ci esortava a scappare e così fu.
Ma il nostro meraviglioso maestro già aveva capito, ed anche sapeva quale era la sua situazione. Si piantò una grande bandiera tricolore sul tetto della sua casa e fuggì.

1917: fine ottobre – Una famiglia di contadini in fuga, con la speranza di trovare dei posti più sicuri
Così anche noi bambini con i nostri genitori fuggimmo con un carro ed un cavallo, era verso la mezzanotte, 15 bambini andavamo a Bicinicco. [A quella data erano nati i sei figli di Caterina e Antonio Virgolini e i 9 figli di Maria e Luigi Virgolini]
Prima tappa dalla nonna materna a Bicinicco. In casa sua c’era il magazzino viveri, ed ancora lì era tutto tranquillo con i soldati che ancora dormivano, ma ecco d’improviso un ordine ai soldati di lasciare tutto e fuggire verso il Tagliamento. Ma i nostri genitori non volevano lasciare i suoi genitori, ma però decisero di partire, passammo avanti al campo daviazione e raggiungemmo Mortegliano. Era notte buia e arrivati, ci siamo trovati in mezzo al caos, carri, soldati, bambini che piangevano, pioveva dirotto e tutti volevano raggiungere il Piave, ma a noi, con tanti bambini, non ci era possibile proseguire e ci fermammo dalla zia Celestina, a Mortegliano. Questi zii ci consigliano di rimanere con loro, così moriremo tutti assieme con i nostri bambini.
L’indomani ci trovammo in mezzo ad una guerra di sangue e tanta e tanta paura. Vedevamo gli ultimi soldati fuggire verso il Piave, i negozi del paese erano dati alle fiamme, le ultime nostre pattuglie ci avvertono che verso sera ci sarà uno scontro con il nemico che avanzava e proprio la nostra casa era come ostaggio. Ci obbligarono a stare chiusi in casa e distesi a terra per alcune ore. Le pallottole passavano da una finestra all’altra e finalmente il silenzio. Ci avvertono che tutto era finito. Noi bambini uscivamo per primi. Ed ecco avanti ai nostri occhi la strage, un vero campo di battaglia. Soldati e cavalli distesi morti in mezzo alle pozzanghere, a noi bambini incuranti, non ci rimaneva altro che cercare nelle tasche i soldini o l’orologio di questi cari ragazzi: Purtroppo la guerra insegna a diventare anche cattivi, noi bambini non capivamo il bene e il male, io avevo circa 8 anni, alcuni erano più piccoli altri più grandi. Alcuni uomini si prodigavano a portare della paglia in una stanza della zia perché alcuni feriti ancora gemevano nelle pozzanghere. Venne anche il prete per alcuni. Quanta impressione mi fece in quella stanza sentire quei ragazzi gridare mamma, mamma muoio. Non bastava questi feriti, e mentre le truppe nostre si ritiravano, si portavano con dei carri anche altri feriti. A Mortegliano però scaricavano i più gravi, che portavano dalla zia Celestina; chi mancava una gamba, chi un braccio, chi impazziva, e noi bambini atterriti a guardare.
Come si può crescere insensibili dopo aver vissuto una vita da ragazzi in mezzo ad una guerra di paure, sofferenze, fame e sangue dappertutto?
Ed intanto si fece buio, arrivano i primi tedeschi che si introducono nella casa per vedere se qualche nemico fosse nascosto, io ero già a letto con tanto mal di testa, ed intanto sentivo giù delle grida. Evviva Laustria, evviva Laustria, avevo tanta paura, perché l’acesso a quella stanza dove mi trovavo era con le scale dal difuori, che chiunque avesse voluto entrare in quella stanza era facile. Ma ecco che d’improviso si spalanca la porta, con un forte grido in tedesco, io tutta spaventata gridavo papà, mamma, mi gettarono dal letto per vedere se sotto il materasso fosse nascosto qualche soldato, ma non trovarono nulla. Ed intanto giù in cucina cercavano di fare un brindisi assieme ai tedeschi ma non accettarono se prima non bevevano i nostri genitori.
2) 1917 : 31 Ottobre – il rientro a Sevegliano e il cavallo che rifiuta gli austriaci
Il giorno seguente (31 Ottobre – ndr) Mortegliano brucia, il fuoco e molto vicino alla nostra casa. Gli zii dicono di fuggire ma dove, oramai siamo prigionieri. Ritorniamo a Sevegliano pensando che lì sia tutto tranquillo, riattacchiamo il nostro cavallo e riprendiamo la strada del ritorno ancora ingombra di masserizie ed ancora qualche soldato disteso morto, più avanti vedemmo un soldato salito sopra un’albero che gridava e piangeva, i miei genitori mi dissero che era impazzito, ma noi bambini si rideva, non capivamo nulla.
A metà strada, verso Chiaselis, ci accolse una brutta avventura : vediamo spuntare in senso inverso una carrozza di lusso trainata da due cavalli, erano ufficiali tedeschi, ci imposero alt. Parlando sempre tra loro ci staccarono il cavallo e ci lasciarono in mezzo alla strada, eravamo 15 bambini, il più piccolo [di] circa 5 mesi, ci mettavamo a piangere disperati, di loro non capivamo una parola, solo “caput”, o stiamo buoni o “caput”. Attaccarono il nostro cavallo avanti ai loro due, ma il nostro non mosse un piede, allora obbligarono il nostro papà a frustarlo purché andasse avanti ma il cavallo non mosse piede perché dalla nostra parte tutti in coro chiamarono il cavallo per nome, allora decisero di darcelo indietro e appena attacato al nostro carro si mise a correre. Anche lui ne era felice.
Dopo la brutta avventura arrivammo a Sevegliano verso le due del pomeriggio, due zii ci attendevano, appena scesi dal carro ci puntarono al petto una bandierina giallo e nera per poter uscire a incontrare i nostri amici colà lasciati. Ci fu uno scambio di abbracci e poi decidemmo il da farsi.
Per primo una visita alla Caserma italiana, vicino casa, che per noi bambini era come una seconda casa, dunque un’ispezione breve, entrammo, la porta era aperta, dentro tutto sottosopra, in centro un gran cavallone di bombe ed altre armi. Ma noi volevamo solo vestiti per staccare i bottoni perché la domenica si giocava ai bottoni, eravamo muniti di forbici, naturalmente rubate alla nostra mamma e così sensa curarsi del pericolo staccavamo bottoni. Ma ecco che d’improviso spunta un tedesco armato di fucile gridando altolà. Allora fugimmo da una porta secondaria, ma il tedesco ci segue, ma prendemmo la via dei campi, guardammo dietro e sempre lui che ci insegue gridando, io ero esausta, non potevo più, il cuore mi saliva in gola, oramai siamo morti, mi venne un’idea levai il fazzoletto di tasca e gridai con tutte le mie forze, viva Laustria viva Laustria. Il soldato si fermò e quando ci accorgemmo di non essere più seguiti tornammo a casa senza bottoni.”
[Il racconto prosegue con altre vicende degli anni della guerra e poi degli anni successivi fino al 1932 quando si interrompe]
